ITALIAN COSPLAYERS_3-1_2014-06-12_web

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Il fenomeno nacque in Giappone, indicativamente, tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta, ma ebbe una certa rilevanza e attenzione pubblica, a partire dal 1995 quando la stampa giapponese dedicò, per la prima volta, un articolo a questo fenomeno, quando un gruppo di ragazzi nella città di Tokyo indossò i costumi ispirati a personaggi della serie Neon Genesis Evangelion. Da allora il cosplay si è sempre più diffuso nel resto del mondo, soprattutto tra le schiere di fan più appassionati.

Il termine Cosplay è una contrazione delle parole inglesi costume e play, (custom – players) che descrivono l’hobby di divertirsi vestendosi come il proprio personaggio preferito. Oltre a travestirsi in occasione di manifestazioni pubbliche come i convegni sugli anime, non è inusuale per gli adolescenti giapponesi radunarsi assieme ad amici con la stessa passione solo per fare del cosplay.

Poiché il fenomeno ha avuto origine in Giappone, il personaggio rappresentato da un cosplayer appartiene spesso al mondo dei manga e degli anime, molto diffusi nel paese asiatico, ma non è raro che il campo di scelta si estenda ai tokusatsu, ai videogiochi, alle band musicali, particolarmente di artisti J-Pop, J-Rock, K-Pop o K-Rock (musica pop e rock giapponese o coreana), ai giochi di ruolo, ai film e telefilm e ai libri di qualunque genere e persino alla pubblicità.

La principale differenza tra il cosplay ed il vestirsi in costume praticato negli Stati Uniti e in Europa è che in Giappone le persone tipicamente vestono come i personaggi di anime, manga, o videogiochi giapponesi, piuttosto che altri costumi, anche se ultimamente anche in Giappone stanno prendendo piede cosplay ispirati ad opere occidentali, grazie anche al successo internazionale di opere quali Harry Potter o la trilogia di film del Signore degli Anelli o la celebre saga di Star Wars. Un’altra differenza è che gran parte dei mascheramenti negli Stati Uniti e in Europa è legata ad eventi particolari come convegni e festival.

Il cosplay negli ultimi anni si è diffuso in tutto il mondo, unendosi al vestirsi in costume per i convegni di fantascienza in Nord America, ed Europa, oltre che ad altri particolari tipi di ritrovi in costume, come le rievocazioni storiche di certe battaglie o avvenimenti, i raduni di giochi di ruolo dal vivo oppure in occasione di halloween. O manifestazioni dedicate a comics & games in italia.

Una piccola nicchia in questo campo è costituita dai dollers, il termine che indica un attore dilettante di kigurumi. Questi cosplayer indossano maschere (che li fa definire in giapponese anche animegao, ovvero “faccia da anime”) e una calzamaglia completa per trasformarsi completamente nel loro personaggio.

Una definizione adottata in certi casi è quella di cross-players, da “cross-dressing” e “cosplayer”: si usa talvolta per indicare coloro che abitualmente realizzano cosplay di personaggi del sesso opposto rispetto al loro. Non si tratta comunque di una vera e propria nicchia del cosplay, ma di una definizione a volte usata in modo improprio e non accettata da tutti gli appassionati. Le migliori cosplayers giapponesi si possono trovare ogni domenica ad Harajuku, quartiere di Tokyo, dove decine di ragazze e ragazzi si incontrano per mostrare i propri vestiti ai turisti incuriositi e ai fotografi.

Una parte significativa della cultura cosplay sono le brevi scenette (o esibizioni) in cui i cosplayer recitano la parte del personaggio di cui indossano il costume, re-interpretando fedelmente determinati passaggi del film, fumetto o serie TV da cui il personaggio è stato tratto, o al contrario fornendone un’interpretazione personale in chiave parodica quando non demenziale.

Va notato che questo elemento ha un’importanza del tutto marginale nelle fiere giapponesi, dove solitamente i vari cosplayers si limitano ad un inchino e ad una breve sfilata dove posano per le fotografie, mentre al contrario ha ottenuto un buon successo in diversi altri paesi in cui si pratica il cosplay. Non è raro vedere alle varie gare di cosplay lunghe interpretazioni spesso complete di colonne sonore, accessori vari e in alcuni casi dei micro-set che si rifanno alle ambientazioni della storia. Ormai è quasi una consuetudine premiare non soltanto gli autori dei costumi più accurati, ma anche le interpretazioni migliori e più fedeli allo spirito della fonte originale, oppure elargire “premi simpatia” ai cosplayers la cui interpretazione è risultata la più divertente e originale.

In Italia i primi cosplayer appaiono a  Lucca Comics & Games, alla fine degli anni novanta. Oggi il fenomeno italiano di questa pratica di divertimento ha raggiunto una rilevanza decisamente importante sia nel nostro paese che in Francia e Spagna. Diversamente dal fenomeno giapponese, in Italia i cosplay indossano anche costumi che rappresentano personaggi del mondo Disney, o del cinema di animazione non appartenente agli anime, che del cinema italiano di genere. In costante crescita  i cosplay partecipano a convegni a loro dedicati presso le maggiori fiere del fumetto & games. LuccaComics, Cartoomics, Napolicomicon, Riminicomix per citare le più frequentate. I cosplay italiani, a differenza di quelli giapponesi non sono solo giovanissimi. Si costruiscono, tagliano e cuciono in proprio, i loro costumi, e appartengono ad un ampia fascia di età, indicativamente 13/40 anni. E a differenti gruppi sociali ed economici.

Egisto Quinti Seriacopi

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Giovedì 19 – Venerdì 20 – Sabato 21 – Domenica 22 Luglio
17.00 / 01.00 – Tensostruttura, Piazzale Fellini – Rimini (entrata libera)

www.cartoonclub.it

 

MOSTRA : “ITALIAN COSPLAYER” – RITRATTI di GRAZIANO VILLA

Presso la GALLERIA dell’IMMAGINE a RIMINI

MANIFESTO ITALIAN COSPLAYER_bozza_2_ok_35x50cm_web

 

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